Il Fegato, dalla donazione al trapianto

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“Il Fegato, dalla donazione al trapianto” è il titolo del convegno che si terrà  a Forlì, venerdì 9 maggio 2008 alle ore 15.00 presso la Sala “M. Pieratelli” nel Padiglione “G.B. Morgagni”. Il convegno capita nella settimana dedicata alla donazione ed al trapianto degli organi (4-11 maggio 2008), fra i relatori: il Prof. Gerardo Martinelli (Direttore Dipartimento di Anestesia, Rianimazione, Terapia Intensiva e Terapia Antalgica, S. Orsola – Malpighi, Bologna) e il Prof. Antonio D. Pinna (Direttore Centro Trapianti di Fegato e Multiorgano, S. Orsola – Malpighi, Bologna). Il trapianto d’organi rappresenta una delle più importanti conquiste della scienza medica del Novecento: è del 1954, realizzato da Murray, il primo trapianto di rene; fu Starzl, nel 1967, a compiere, in un bimbo, il primo trapianto di fegato, seguito da Calne, in Inghilterra, ad Hannover da Pilchlmayr, e da Bismuth a Parigi. Già  nel III secolo d.C., il trapianto di un arto, di un moro appena deceduto, al diacono Giustiniano affetto da cancrena, annunciava le conquiste future di una scienza così portata all’impossibile: era il miracolo dei santi Cosma e Damiano. In questo Convegno vogliamo presentare l’esperienza di chi ha donato, sofferto, ricevuto e di chi ha sostenuto e curato. Per destino o per scelta, per amore o dovere. La storia di chi ha vissuto “sulla sua pelle” la malattia, le cure, il trapianto, la riabilitazione si fonde a quella di chi ha insegnato, organizzato, operato, trapiantato; e, per il desiderio di restituire la vita ricevuta o testimoniare quella donata, si è impegnato per promuovere una migliore assistenza, affinché siano effettuati più trapianti e si assista ad un aumento delle donazioni. “Sarai come Ra, sorgerai e tramonterai in eterno”, troviamo scritto nel Libro dei Morti. Per raggiungere una seconda vita, gli antichi Egizi conservavano, dopo la morte, gli organi, imbalsamando il corpo. Fra questi organi c’era il fegato. Fu Champollion che, durante la spedizione francese e toscana in Egitto, scovò, per la prima volta, il fegato contenuto in un vaso canopo; il vaso che conteneva il fegato, protetto dalla dea Iside, era l’unico chiuso da un coperchio con testa umana. Questo probabilmente accadeva per il profondo significato che, più di 2000 anni prima di Cristo, era assegnato a quest’organo. Ma, a chi partecipa alla grande avventura della donazione e del trapianto, non basta la “vita nuova” ottenuta, e desidera che il miracolo dei santi Cosma e Damiano si ripeta. Per gli altri. Così, come l’archeologo Champollion, in tanti hanno cercato in fondo al vaso canopo della memoria e dell’esperienza vissuta. Ed hanno trovato pazienti, hanno scoperto malati di epatite, di cirrosi, hanno incontrato trapiantati di fegato. E si sono spesi con loro, con l’entusiasmo e la passione che hanno caratterizzato le loro vite. [via saluter | maggiori informazioni]

Publicato: 2008-03-31Da: Marketing

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