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Sindrome da stanchezza cronica da amalgama al mercurio | BioBlog

Sindrome da stanchezza cronica da amalgama al mercurio

Categoria: Archivio Biotecnologie Mediche Dossier Patologie
Tag: #mercurio #odontoiatria #sindromi #sistema immunitario
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Questo post vuole essere un approfondimento, rispetto a quanto precedentemente pubblicato sulle amalgame al mercurio sotto inchiesta da parte della FDA, segnalato da Adriana Battist.

La Sindrome da Stanchezza Cronica (Chronic Fatigue Syndrome, CFS) è una condizione morbosa caratterizzata da un complesso di sintomi soggettivi e di segni clinici di tipo pseudo-influenzali dominati da un’astenia persistente e invalidante.

La sindrome da fatica cronica è, come definito nel dicembre 1994 da un apposito gruppo internazionale di studio, una sindrome in cui si presentano le seguenti condizioni:

  • fatica cronica persistente per almeno 6 mesi che non è alleviata da riposo, che si esacerba con piccoli sforzi e che provoca una sostanziale riduzione dei livelli precedenti delle attività  occupazionali, sociali o personali;
  • presenza regolare di quattro o più dei seguenti sintomi, anche questi per almeno 6 mesi:
    • disturbi della memoria e della concentrazione tali da ridurre i precedenti livelli di attività  occupazionale e personale;
    • faringite;
    • dolori delle ghiandole linfonodali cervicali e ascellari;
    • dolori muscolari e delle articolazioni senza infiammazioni o rigonfiamento delle stesse;
    • cefalea di tipo diverso da quella presente eventualmente in passato;
    • sonno non ristoratore;
    • debolezza post esercizio fisico che perdura per almeno 24 ore.

Questi sopra elencati erano disturbi del sistema nervoso rilevati da tempo, ma che non avevano ancora trovato una collocazione specifica nell’ambito della medicina per la difficoltà  di trovare riscontri fisiologici precisi, contro pregiudizi culturali ancora molto diffusi. Ma già  nel 1960 Pierre Daco condannava le discriminazioni sociali della patologia sul posto di lavoro e in famiglia.

Spesso accade così che il malato sia bollato come “pigro” proprio da coloro che pur in buona fede, si “sforzano” di aiutarlo, ottenendo però il risultato di farlo sentire marginalizzato.
La sindrome ricorre quasi esclusivamente in individui giovani o di mezza età , sia uomini che donne, mentre si conferma pressoché assente in età  più avanzata.

Le cause di questa sindrome, diffusa senza un concreto discriminante in tutto il mondo, sono tutt’ora oggetto di studio e si esclude una diretta origine virale[citazione necessaria]. Inoltre, in base a nuove ricerche effettuate negli Stati Uniti, pare probabile una causa genetica che predispone alcuni organismi sensibili a scatenare la malattia in determinate situazioni.
Ad esempio, situazioni come un’intossicazione chimica, stress eccessivo, infezioni virali come l’Epstein-Barr possono scatenare tutta la serie di sintomi tipici della CFS fino ad ora latenti o manifestati solo in parte e spesso sottovalutati.
Ci sono tuttavia altre ipotesi: ad esempio, squilibri linfatici o una risposta anomala da parte dell’organismo ad una infezione.

È una patologia debilitante ed invalidante a tutti gli effetti: cambia lo stile di vita ed il modo di relazionarsi con gli altri e può portare a stati depressivi.

Gli studi hanno anche indicato che la fatica cronica può essere attivata dallo stesso sistema immunitario, da anomalie di diverso tipo degli assi ipotalamici-pituitari, o dalla riattivazione di determinati agenti patogeni infettivi nell’organismo.
In alcuni studi si è anche osservata la Sindrome di Stanchezza Cronica in seguito a una seensibilizzazione ai metalli come Nichel e Mercurio.

In particolare si è osservato l’effetto della rimozione dei metalli odontoiatrici (amalgame) in 111 pazienti con ipersensibilità  e sintomi simili a quelli della Sindrome di Affaticamento Cronico.
Dopo una consultazione con un dentista, i pazienti hanno deciso di sostituirle con amalgame non metalliche. Un numero significativo di pazienti aveva linfociti specifici dei metalli nel sangue.
Il nickel era il più comune, seguito da mercurio inorganico, oro, mercurio fenile, cadmio e palladio.

Se paragonata alla risposta linfocitica di persone sane, quella del gruppo di pazienti affetti da CFS è risultata maggiore a diversi metalli, soprattutto al mercurio inorganico, mercurio fenile e oro.
In seguito alla rimozione delle amalgame, 83 pazienti (il 76%) hanno riportato un miglioramento a lungo termine; 24 pazienti (il 22%) nessun cambiamento, e due pazienti (2%) un peggioramento dei sintomi. Con la rimozione degli impianti è diminuita anche la risposta linfocitaria ai metalli (Stejskal et al. 1999).

Una testimonianza di quanto appena detto arriva da Adriana Battist che in questo video parla del percorso che ha dovuto affrontare dopo l’impianto di protesi nella bocca.

[wikipedia | maggiori informazioni | cfsitalia.it | foto Fabiana Zonca]

Publicato: 14/7/2008Da: Bio Blog

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