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Denosumab, freno alle metastasi ossee | BioBlog

Denosumab, freno alle metastasi ossee

Categoria: Archivio Biotecnologie Mediche Cancro Farmaci
Tag: #Cancro #Farmaci #metastasi #metastasi alle ossa #ossa
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Un principio attivo intelligente in grado di rallentare gli effetti delle metastasi ossee: si chiama denosumab, ed è l’anticorpo monoclonale che viene dal futuro, quello delle biotecnologie, l’ultima frontiera in tema di sviluppo farmacologico. Presentato oggi in California uno studio che dimostra la sua superiorità  rispetto alle terapie attuali nel ridurre e ritardare la comparsa di metastasi ossee nelle pazienti affetti da cancro al seno. Presentato in California il 10 luglio 2009 da Amgen uno studio cardine testa a testa di fase 3, che ha dimostrato un’efficacia superiore di denosumab rispetto a Zometa (acido zoledronico) nel trattamento delle metastasi ossee in 2.049 pazienti affette da carcinoma mammario in stadio avanzato. La superiorità  è stata dimostrata nel ritardare una serie di complicazioni ossee gravi, nell’insieme denominate SRE (o eventi scheletrici correlati) e che comprendono anche fratture e compressione del midollo spinale. «Siamo estremamente lieti dei risultati di questo importante studio, che dimostra che denosumab può ridurre o ritardare le gravi complicanze delle metastasi ossee nelle pazienti affette da carcinoma mammario più efficacemente rispetto all’attuale standard terapeutico, e con un profilo beneficio/rischio favorevole», ha dichiarato Roger M. Perlmutter, M.D., Ph.D., Executive Vice President della Ricerca e Sviluppo Amgen. «Questi risultati sottolineano l’importanza del RANK Ligand nella progressione delle malattie delle ossa, e promettono di migliorare le cure per le pazienti affette da carcinoma mammario in stadio avanzato». Denosumab è il primo anticorpo monoclonale totalmente umano in fase finale di sviluppo clinico che bersaglia in maniera specifica il RANK Ligand, il regolatore essenziale degli osteoclasti (le cellule che”¨degradano l’osso). Le metastasi ossee, la diffusione dei tumori all’osso, rappresentano un problema grave per le pazienti affette da carcinoma mammario in stadio avanzato, con tassi d’incidenza che raggiungono il 75 per cento. Quando il cancro si diffonde all’osso, le cellule tumorali in crescita indeboliscono e distruggono il tessuto osseo attorno al tumore. Tale danno può portare a una serie di complicanzeossee gravi, nell’insieme denominate SRE (o eventi scheletrici correlati). Disegno dello studio Si è trattato di uno studio internazionale, randomizzato, in doppio cieco, di Fase 3, nel quale denosumab è stato posto a confronto con Zometa nel trattamento delle metastasi ossee nelle pazienti affette da carcinoma mammario in stadio avanzato. Le pazienti arruolate nello studio sono state randomizzate con un rapporto uno a uno alla somministrazione di 120mg di denosumab per via sottocutanea ogni quattro settimane o di Zometa per via endovenosa con infusione unica da 4mg per 15 minuti ogni quattro settimane come previsto dall’indicazione del farmaco. Negli studi clinici destinati alla valutazione di nuovi farmaci per le metastasi ossee, il successo terapeutico viene misurato considerando se le complicanze ossee, o SRE, provocate dal tumore risultino ridotte o ritardate. Gli endpoint primari e secondari degli studi su denosumab nelle metastasi ossee prevedono un endpoint composto da quattro SRE – frattura, radioterapia ossea, chirurgia ossea, e compressione del midollo spinale – per misurare l’efficacia di denosumab rispetto a Zometa. L’endpoint primario era la non inferiorità  di denosumab rispetto a Zometa considerando il primo SRE in studio in pazienti con carcinoma mammario in stadio avanzato e metastasi ossee. Gli endpoint secondari erano la superiorità  di denosumab rispetto a Zometa considerando il primo SRE in studio, il primo e successivi SRE in studio, e la valutazione di sicurezza e tollerabilità  di denosumab rispetto a Zometa. Denosumab e la ricerca di Amgen nella biologia ossea Denosumab è il primo anticorpo monoclonale totalmente umano in fase finale di sviluppo clinico che bersaglia in maniera specifica il RANK Ligand, regolatore essenziale degli osteoclasti (le cellule che degradano l’osso). Con la partecipazione di oltre 19.000 pazienti in studi condotti a livello mondiale in diverse indicazioni, il programma di sviluppo di denosumab è il più grande mai avviato da Amgen. Questo ampio e approfondito programma di sviluppo dimostra l’impegno di Amgen nella ricerca e nella scoperta di medicinali all’avanguardia da offrire ai pazienti con necessità  mediche incolmate. Amgen sta studiando denosumab in numerosi tipi di tumore nello spettro delle osteopatologie indotte dal cancro. Più di 11.000 pazienti sono stati arruolati negli studi clinici oncologici su denosumab per valutare il potenziale del farmaco nel contrastare la perdita e la distruzione ossee correlate alla terapia oncologica dei carcinomi mammario e prostatico, nella prevenzione degli eventi scheletrici correlati dovuti alla diffusione del cancro all’osso nel mieloma multiplo e nei tumori solidi multipli, nel ritardare le metastasi ossee nel carcinoma prostatico. L’impatto delle metastasi ossee Le metastasi dell’osso rappresentano la terza sede più comune di metastasi, precedute solo da polmone e fegato. Sono cellule tumorali che si separano dal tumore e migrano al tessuto osseo dove si insediano e si sviluppano, si verificano in più di 1,5 milioni di persone nel mondo. Con i miglioramenti delle cure oncologiche, con diagnosi più precoci e nuove opzioni terapeutiche, che hanno portato ad aumenti dei tassi di sopravvivenza, sta crescendo il numero di pazienti che sviluppano una malattia metastatica secondaria a un cancro primario. Le metastasi ossee rappresentano un problema importante per i pazienti con alcuni tipi di cancro in stadio avanzato, con tassi di incidenza prossimi al 100% nei pazienti affetti da mieloma e che toccano il 75% nei pazienti affetti da carcinoma mammario e prostatico. In Italia è possibile stimare un’incidenza annuale di metastasi ossee di circa 35.000 nuovi casi/anno. In un 20% circa dei pazienti rappresentano la prima lesione alla diagnosi: sono dolorose ed invalidanti e compromettono in modo significativo la qualità  di vita. Con le metastasi ossee, le cellule tumorali in crescita indeboliscono e distruggono il tessuto osseo attorno al tumore. Il danno provocato dal tumore all’osso può portare a una serie di complicazioni gravi denominate eventi scheletrici correlati (SRE). Questi comprendono: frattura di un osso, radioterapia ossea, chirurgia ossea, o compressione del midollo spinale. Tutte complicanze gravi per i pazienti affetti da cancro in stadio avanzato. Negli USA l’onere economico dei pazienti con metastasi ossee è notevole e l’anno scorso è stato stimato a $12,6 miliardi. I pazienti con metastasi ossee in cui si verifica un SRE hanno dei costi medici significativamente superiori rispetto ai pazienti in cui non si verifica.

Publicato: 11/7/2009Da: Bio Blog

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