Droga digitale?

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Nei giorni scorsi si sono rincorse varie “notizie” scaturite da un comunicato stampa della Guardia di Finanza, che parlava di una “droga digitale” che poteva essere “assunta” attraverso il download di file audio (MP3). Molti giornali hanno poi costruito un caso cambiando mano a mano particolari insignificanti, fino ad arrivare al Tg2 che, nella giornata di sabato, affermava l’esistenza addirittura di una conferma scientifica.

Il principio su cui si dovrebbe basare il sistema è quello dei “binaural beats”, due forme d’onda a frequenze con uno scarto massimo di 30 Hz, che se ascoltate una con l’orecchio destro e una col sinistro, dovrebbero portare le onde celebrali a cambiare.

L’effetto è stato scoperto nel 1839 dal professor Heinrich Wilhelm Dove ma, ancora oggi, la comunità  scientifica non ha prodotto risultati che possano definitivamente avvallare la tesi o meno. E qui arriva l’abile venditore che dal suo sito internet “spaccia” delle dosi gratuite per far provare e poi trascina poi nel “tunnel” della dipendenza. Sempre che questi file abbiano un qualche effetto.

Secondo degli esperti del settore, infatti, la notizia è tutta una bufala, tanto che Paolo Attivissimo, sul suo servizio Antibufala, ha pubblicato un articolo che spiega dettagliatamente quanto è successo, e l’associazione Telefono antiplagio ha rilasciato a questo proposito un comunicato stampa. L’effetto che questi file hanno è frutto di una suggestione e non di un reale effetto “sballante”. Per chi volesse provare comunque segnaliamo che esistono alternative gratuite al prodotto “reclamizzato”.

[via Il Disinformatico]

Publicato: 2008-07-15Da: Marketing

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